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Dimensioni del Pene
Le dimensioni del pene: che angoscia! PDF Stampa E-mail
C’è poco da fare, il pene viene esibito. Questo è un dato antropologico che ha riscontri in culture anche lontane, attarverso atteggiamenti più o meno maliziosi. Gli ufficiali meglio dotati di Napoleone Bonaparte ostentavano “l’attrezzatura” genitale attraverso pantaloni particolarmente attillati, così come i giovanotti in jeans stretti negli anni 70.
Il galateo dell’esposizione dell’organo è particolarmente evidente all’interno degli spogliatoi dove i peni più grandi rimangono vistosamente all’aria, senza troppa premura di rientrare nelle pieghe di un accapatoio o nell’anonimato della biancheria intima. I peni meno sviluppati, e quindi presumibilmente più timorosi, vengono appositamente stiracchiati dai proprietari almeno una volta durante la breve esposizione aerea, prima e dopo la doccia, certamente per meglio figurare quasi a voler dire: Ehi, non sono mica tutto qui! Questo gesto che accompagna il pene all’uscita dallo slip, deve essere talmente connaturato alla natura maschile che è di comune  osservazione anche negli studi medici andro-urologici.
Sembrerebbe quindi che il problema delle dimensioni del pene è ubiquo, almeno pari all’importanza dello sviluppo di un bel parco di corna nei mammiferi come il cervo, da ostentare come segno di virilità di fronte al branco delle femmine. Ma le cose stanno proprio così?
Nei mammiferi certi caratteri sessuali (Mai però il pene) sono importanti, al punto che i maschi più dotati (anche se magari solo di corna!) si accoppiano di più   e quindi hanno più speranze di vedere una loro progenie. Per noi umani il pene è come le corna del cervo?
A mia conoscenza non esistono studi che dimostrino come gli uomini con peni più lunghi, abbiano relazioni proporzionalmente più stabili e lunghe o semplicemente abbiano più figli. Se cosi fosse stato, la natura avrebbe favorito la selezione di una popolazione maschile con pene particolarmente ed omogeneamente sviluppato. Invece no, le cose tra gli umani sono un pò più complesse, tanto che la curva gaussiana della lunghezza peniena si estende tra i 10 e i 20 cm nel 95% degli individui (caucasici), quindi la natura sembrerebbe favorire piuttosto quelle che noi definiamo “dimensioni medie”. Ovviamente – direte – il successo del maschio umano con le femmine è basato su fattori complessi, in cui le dimensioni del pene hanno una importanza fondamentalmente secondaria. Giusto.
Nel campo delle fantasie sessuali però spesso “grande” è sinonimo di “bello”: vi ricordate la mega-tetta nel film di Woody Allen “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso..”?  Era semplicemente la presa  in giro di un certo tipo di ideazione erotica molto comune basata appunto sul “grande”. Non deve stupire quindi che in molte delle fantasie femminili vi sia il mega-pene, ma questo non significa affatto che schiere di uomini debbano sentirsi dei perdenti perchè non ce l’hanno abbastanza grosso. La fragilità maschile sulle dimensioni del pene è invece purtroppo evidente.
In questo come in altri forum le domande e le rischieste di certezze sulle dimensioni del pene si ripropongono costantemente: sono quasi un lamento di fondo, una  espressione di una fragilità maschile in cerca di consolazione. Verrebbe da dire che non se ne può più, ma a mio avviso siamo di fronte ad un fenomeno di interesse antropologico degno di attenzione. Certamente credo, non tanto per le risposte chirurgiche o similari che possiamo fornire (che pure in casi estremi si debbono proporre!) , quanto per il suo significato di disagio, che penso vada curato per quello che è, puntando sul rafforzamento dell’identità maschile oggi alquanto malferma e basata su falsi miti.
E’ altresì importante che nel mondo medico si definiscano delle modalità di approccio e risposta al fenomeno degne di questo nome.

C’è poco da fare, il pene viene esibito. Questo è un dato antropologico che ha riscontri in culture anche lontane, attarverso atteggiamenti più o meno maliziosi. Gli ufficiali meglio dotati di Napoleone Bonaparte ostentavano “l’attrezzatura” genitale attraverso pantaloni particolarmente attillati, così come i giovanotti in jeans stretti negli anni 70. 


Il galateo dell’esposizione dell’organo è particolarmente evidente all’interno degli spogliatoi dove i peni più grandi rimangono vistosamente all’aria, senza troppa premura di rientrare nelle pieghe di un accapatoio o nell’anonimato della biancheria intima. I peni meno sviluppati, e quindi presumibilmente più timorosi, vengono appositamente stiracchiati dai proprietari almeno una volta durante la breve esposizione aerea, prima e dopo la doccia, certamente per meglio figurare quasi a voler dire: Ehi, non sono mica tutto qui! Questo gesto che accompagna il pene all’uscita dallo slip, deve essere talmente connaturato alla natura maschile che è di comune  osservazione anche negli studi medici andro-urologici.  


Sembrerebbe quindi che il problema delle dimensioni del pene è ubiquo, almeno pari all’importanza dello sviluppo di un bel parco di corna nei mammiferi come il cervo, da ostentare come segno di virilità di fronte al branco delle femmine. Ma le cose stanno proprio così? 
Nei mammiferi certi caratteri sessuali (Mai però il pene) sono importanti, al punto che i maschi più dotati (anche se magari solo di corna!) si accoppiano di più   e quindi hanno più speranze di vedere una loro progenie. Per noi umani il pene è come le corna del cervo?


A mia conoscenza non esistono studi che dimostrino come gli uomini con peni più lunghi, abbiano relazioni proporzionalmente più stabili e lunghe o semplicemente abbiano più figli. Se cosi fosse stato, la natura avrebbe favorito la selezione di una popolazione maschile con pene particolarmente ed omogeneamente sviluppato. Invece no, le cose tra gli umani sono un pò più complesse, tanto che la curva gaussiana della lunghezza peniena si estende tra i 10 e i 20 cm nel 95% degli individui (caucasici), quindi la natura sembrerebbe favorire piuttosto quelle che noi definiamo “dimensioni medie”. Ovviamente – direte – il successo del maschio umano con le femmine è basato su fattori complessi, in cui le dimensioni del pene hanno una importanza fondamentalmente secondaria. Giusto.


Nel campo delle fantasie sessuali però spesso “grande” è sinonimo di “bello”: vi ricordate la mega-tetta nel film di Woody Allen “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso..”?  Era semplicemente la presa  in giro di un certo tipo di ideazione erotica molto comune basata appunto sul “grande”. Non deve stupire quindi che in molte delle fantasie femminili vi sia il mega-pene, ma questo non significa affatto che schiere di uomini debbano sentirsi dei perdenti perchè non ce l’hanno abbastanza grosso. La fragilità maschile sulle dimensioni del pene è invece purtroppo evidente.


In questo come in altri portali internet le domande e le rischieste di certezze sulle dimensioni del pene si ripropongono costantemente: sono quasi un lamento di fondo, una  espressione di una fragilità maschile in cerca di consolazione. Verrebbe da dire che non se ne può più, ma a mio avviso siamo di fronte ad un fenomeno di interesse antropologico degno di attenzione. Certamente credo, non tanto per le risposte chirurgiche o similari che possiamo fornire (che pure in casi estremi si debbono proporre!) , quanto per il suo significato di disagio, che penso vada curato per quello che è, puntando sul rafforzamento dell’identità maschile oggi alquanto malferma e basata su falsi miti.

E’ altresì importante che nel mondo medico si definiscano delle modalità di approccio e risposta al fenomeno degne di questo nome.

 
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Le dimensioni del pene umano dipendono da una serie di fattori sinergici: ereditari, malattie genetiche, ambiente ormonale nella fase di sviluppo fetale, eventuali fattori esterni nel periodo di crescita. Le leggi della ereditarietà somatica, che governano la morfologia del nostro corpo, sono quindi importanti, ma non sono le sole.
Nello sviluppo del pene contano molto gli stimoli ormonali: essi sono particolarmente rilevanti  durante lo sviluppo del feto nel grembo materno, attraverso le gonadotropine  materne, che stimolano i testicoli del nascituro a produrre testosterone e quindi comportano lo sviluppo e la crescita dell’organo. Un secondo momento cruciale è alla pubertà, quando sono gli ormoni autonomamente prodotti dall’individuo a stimolare la crescita del pene che in qualche anno raggiunge le dimensioni della vita adulta. In caso di importanti malattie genetiche lo sviluppo del pene può essere soltanto rudimentale o insufficiente. Quando l’alterazione è particolarmente grave come nella sindrome di Morris, il pene non si sviluppa affatto e i bambini che ne sono affetti vengono allevati come femmine (poichè il sesso di default, ricordiamo, è femminile: se qualcosa và storto nella codifica dello sviluppo dei genitali embrionali, si sviluppano genitali di aspetto esteriore femminile), anche se nel loro corpo sono contenuti testicoli maschili. In altri casi in cui vi è una ridotta produzione di ormoni maschili (ipogonadismi) i genitali ed il pene in particolare restano di piccole dimensioni. Anche fattori avversi ambientali potrebbero influenzare negativamente lo sviluppo del pene, ma si tratta di un problema ancora non perfettamente chiarito. Secondo uno studio condotto dall'Università di Padova, infatti, negli ultimi 60 anni le "misure" dell'organo sessuale maschile a riposo sono diminuite di circa un centimetro. E causa potrebbe essere l'inquinamento ambientale che ha prodotto e produce alterazioni dell'equilibrio ormonale. Le diossine, i pesticidi, metalli pesanti, additivi di plastiche, vernici e detergenti  possono agire in due modi: riducendo l'attività degli ormoni maschili androgeni o mimando l'attività degli estrogeni femminili. L'inquinamento ambientale inizia a creare danni all'apparato riproduttivo già nell'utero materno proprio perché altera l'equilibrio ormonale, riducendo, per l'appunto, l'attività degli androgeni che determinano la dimensione di pene e testicoli. In attesa di ulteriori inquietanti conferme poniamoci ora la eterna e ferale domanda: quanto deve essere grande un pene umano adulto? Curiosamente, negli ultimi anni vi è stato in varie nazioni ( Italia compresa, a cura della S.I.A.) un florilegio di studi condotti per misurare peni, in diverse condizioni operative: allo stato flaccido, in condizioni di stretching (cioè pene flaccido ma stirato al massimo dal misuratore), in stato di erezione. A mio personale giudizio il limite di questi studi è lo scarso interesse in senso assoluto (come misurare nasi che so) dubbio valore statistico dei dati riportati, poichè non si tratta di misurare viti e bulloni, ma organi complessi le cui dimensioni variano anche in stato di flaccidità in funzione di stimoli ambientali ed emotivi. Comunque, storicamente la prima ricerca in tal senso è stata condotta da Kinsey del 1948  relativa a oltre 2.700 maschi nordamericani e che rivelava che la lunghezza media del pene riportata su di un grafico appariva come una specie di curva di Gauss, il cui centro (cioè il valore più rappresentato) era di 9,7 cm allo stato di flaccidità e 15,2 in erezione. Si noti – collateralmente -  la perla della indicazione dei millimetri, fattore che fa un pò sorridere considerando le intuitivamente non agevoli ( e probabilmente non sempre precise) circostanze e modalità di misurazione.

Tabella delle misure del pene in erezione (Fonte: Kinsey Institute, USA)

 

(Attenzione inserire immagine)

 

Agli estremi della curva di Gauss della rilevazione di Kinsey vi sono piccole percentuali di peni piuttosto corti o all’estremo lunghi. Di entrambe le categorie l’unica cosa che possiamo affermare con sicurezza è che sono meno frequenti. Dovendo tirare ad indovinare, è più probabile che nei pantaloni del vostro vicino di casa ci sia un pene tra i 15 e i 16 cm invece che di 10 o di 20. Il punto veramente interessante è però un altro: le caratteristiche morfologiche che sono poco adeguate in una razza (in questo caso umana) tendono a scomparire a vantaggio di caratteristiche che invece facilitano il rapporto con l’ambiente e la conservazione della specie. Se avere un pene molto grande fosse stato un vantaggio rilevante  per la selezione naturale, oggi avremmo una umanità composta da superdotati (su scala attuale s’intende) . Lo sviluppo di questa ed altre considerazioni antropologiche è contenuto del capitolo Filosofia del pene.
 




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