Galleria

Home Dimensioni del Pene Dimensioni del Pene
Dimensioni del Pene PDF Stampa E-mail
Le dimensioni del pene umano dipendono da una serie di fattori sinergici: ereditari, malattie genetiche, ambiente ormonale nella fase di sviluppo fetale, eventuali fattori esterni nel periodo di crescita. Le leggi della ereditarietà somatica, che governano la morfologia del nostro corpo, sono quindi importanti, ma non sono le sole.
Nello sviluppo del pene contano molto gli stimoli ormonali: essi sono particolarmente rilevanti  durante lo sviluppo del feto nel grembo materno, attraverso le gonadotropine  materne, che stimolano i testicoli del nascituro a produrre testosterone e quindi comportano lo sviluppo e la crescita dell’organo. Un secondo momento cruciale è alla pubertà, quando sono gli ormoni autonomamente prodotti dall’individuo a stimolare la crescita del pene che in qualche anno raggiunge le dimensioni della vita adulta. In caso di importanti malattie genetiche lo sviluppo del pene può essere soltanto rudimentale o insufficiente. Quando l’alterazione è particolarmente grave come nella sindrome di Morris, il pene non si sviluppa affatto e i bambini che ne sono affetti vengono allevati come femmine (poichè il sesso di default, ricordiamo, è femminile: se qualcosa và storto nella codifica dello sviluppo dei genitali embrionali, si sviluppano genitali di aspetto esteriore femminile), anche se nel loro corpo sono contenuti testicoli maschili. In altri casi in cui vi è una ridotta produzione di ormoni maschili (ipogonadismi) i genitali ed il pene in particolare restano di piccole dimensioni. Anche fattori avversi ambientali potrebbero influenzare negativamente lo sviluppo del pene, ma si tratta di un problema ancora non perfettamente chiarito. Secondo uno studio condotto dall'Università di Padova, infatti, negli ultimi 60 anni le "misure" dell'organo sessuale maschile a riposo sono diminuite di circa un centimetro. E causa potrebbe essere l'inquinamento ambientale che ha prodotto e produce alterazioni dell'equilibrio ormonale. Le diossine, i pesticidi, metalli pesanti, additivi di plastiche, vernici e detergenti  possono agire in due modi: riducendo l'attività degli ormoni maschili androgeni o mimando l'attività degli estrogeni femminili. L'inquinamento ambientale inizia a creare danni all'apparato riproduttivo già nell'utero materno proprio perché altera l'equilibrio ormonale, riducendo, per l'appunto, l'attività degli androgeni che determinano la dimensione di pene e testicoli. In attesa di ulteriori inquietanti conferme poniamoci ora la eterna e ferale domanda: quanto deve essere grande un pene umano adulto? Curiosamente, negli ultimi anni vi è stato in varie nazioni ( Italia compresa, a cura della S.I.A.) un florilegio di studi condotti per misurare peni, in diverse condizioni operative: allo stato flaccido, in condizioni di stretching (cioè pene flaccido ma stirato al massimo dal misuratore), in stato di erezione. A mio personale giudizio il limite di questi studi è lo scarso interesse in senso assoluto (come misurare nasi che so) dubbio valore statistico dei dati riportati, poichè non si tratta di misurare viti e bulloni, ma organi complessi le cui dimensioni variano anche in stato di flaccidità in funzione di stimoli ambientali ed emotivi. Comunque, storicamente la prima ricerca in tal senso è stata condotta da Kinsey del 1948  relativa a oltre 2.700 maschi nordamericani e che rivelava che la lunghezza media del pene riportata su di un grafico appariva come una specie di curva di Gauss, il cui centro (cioè il valore più rappresentato) era di 9,7 cm allo stato di flaccidità e 15,2 in erezione. Si noti – collateralmente -  la perla della indicazione dei millimetri, fattore che fa un pò sorridere considerando le intuitivamente non agevoli ( e probabilmente non sempre precise) circostanze e modalità di misurazione.

Tabella delle misure del pene in erezione (Fonte: Kinsey Institute, USA)

 

(Attenzione inserire immagine)

 

Agli estremi della curva di Gauss della rilevazione di Kinsey vi sono piccole percentuali di peni piuttosto corti o all’estremo lunghi. Di entrambe le categorie l’unica cosa che possiamo affermare con sicurezza è che sono meno frequenti. Dovendo tirare ad indovinare, è più probabile che nei pantaloni del vostro vicino di casa ci sia un pene tra i 15 e i 16 cm invece che di 10 o di 20. Il punto veramente interessante è però un altro: le caratteristiche morfologiche che sono poco adeguate in una razza (in questo caso umana) tendono a scomparire a vantaggio di caratteristiche che invece facilitano il rapporto con l’ambiente e la conservazione della specie. Se avere un pene molto grande fosse stato un vantaggio rilevante  per la selezione naturale, oggi avremmo una umanità composta da superdotati (su scala attuale s’intende) . Lo sviluppo di questa ed altre considerazioni antropologiche è contenuto del capitolo Filosofia del pene.
 


Sito Realizzato da Fabrizio Teofoli. Valid XHTML and CSS.