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ANDROLOGIA: LA PERCEZIONE DEI DISTURBI DELL’EIACULAZIONE NELLA STORIA PDF Stampa E-mail

andrologiaritratto01La eiaculazione precoce (EP) è la più comune forma di disagio sessuale maschile con una prevalenza talmente elevata (30-40%) da indurre a chiedersi se in un remoto passato, vi fossero abitudini o comportamenti sessuali tali da giustificare la situazione epidemiologica del presente. Di recente, inoltre, più di una segnalazione in letteratura specialistica di Andrologia postula la ereditarietà per almeno un 30% dei casi di EP.

In effetti per quanto è dato sapere, il coito degli “ominidi”, doveva essere rapido per essere efficace ai fini della riproduzione, in quanto la velocità garantiva “il successo” riproduttivo in un ambito di rapporto consumato in presenza di altri membri dell’orda, soggetto quindi a interruzioni e disturbato da parte di maschi competitori per l’accoppiamento con le femmine in estro. Un modello di comportamento analogo a quello descritto ( e ipotizzato..) è osservabile presso le odierne scimmie antropomorfe. La sessualità umana si è notevolmente evoluta ed è molto più complessa rispetto ai modelli animali, in parte almeno per ragioni evoluzionistiche. La necessità di partorire un cucciolo con un cervello molto grande, ha imposto alla femmina umana di mettere al mondo piccoli notevolemente immaturi e non autonomi per diversi anni. L’allevamento di esseri così fragili ha imposto da tempo immemore, la compartecipazione del maschio (normalmente poco interssato alla prole tra i mammiferi) all’allevamento ed alla protezione dei figli. Gli psicobiologi e i paleontologi pensano che la strategia evoluzionistica che ha avvicinato il maschio umano alla prole, è stata la perdita dell’estro femminile (con periodo fissi di accoppiamento) in favore di una continua disponibilità sessuale, con cui la femmina ripagherebbe l’uomo per la sua presenza e protezione continua della famiglia. Sarebbe questa la base della struttura familiare umana monogamica. Le fonti a disposizione non consentono di valutare se e quanto i nostri antenati sentissero un disagio sessuale secondario a EP. Sappiamo che la coscienza del ruolo fecondativo del maschio durante l’accoppiamento è apparsa intorno all’inizio del neolitico, 15000 anni fa. Da allora l’organizzazione sociale delle civiltà che si sono evolute in forma sempre più raffinata, è stata FALLOCENTRICA, con il maschio protagonista pressochè assoluto della sessualità, in cui donne e giovanetti o uomini, sempre comunque sottoposti se non addirittura schiavi, sono sempre stati in uno stato di sottomissione. Questo è in generale vero per le caste o le elites che ci hanno tramandato i loro costumi sessuali (grecia, romanità..) attraverso testimonianze varie ed è ancor più vero per la massa di umanità che ha vissuto per migliaia di anni in condizioni ai limiti della sopravvivenza, nella ignoranza estrema, mortalità elevata, condizioni di igiene precarie. Questa è stata la condizione di vita umana più frequente per migliaia di anni fino alle soglie del mondo contemporaneo. Per la maggior parte degli uomini, l’esercizio di una sessualità prevaricante, spesso ai limiti dello stupro, ha visto donne, figlie, servi, alla mercè del capofamiglia, con situazioni di cui i più anziani dei nostri concittadini hanno ancora ricordo. In un simile contesto l’unica attenzione alla eiaculazione era perlopiù volta all’evitamento delle gravidanze indesiderate con pratiche varie, comprensive di coito interrotto, sodomia, infanticidio (particolarmente abusato nel nostro medioevo). Eccezioni notevoli a questo stato di cose, sono rappresentate dal modo di vivere la sessualità nelle civiltà della valle dell’Indo e in Cina, ove scritti dei primi secoli della nostra era ci tramandano le abitudini sessuali delle caste superiori, presso cui la sessualità era vissuta come valore condiviso tra entrambi i membri della coppia, importante per una vita morale, sana e lunga. In tali contesti si è percepita la necessità di avere un coito di durata adeguata, al fine di favorire la soddisfazione della partner. Presso il mondo moderno, a partire dal 1500 circa, la realtà fallocentrica è rimasta tale quasi fino ai nostri giorni, ma sono aumentate le testimonianze sulle pratiche erotiche, sia attraverso la letteratura, sia attraverso la documentazione – spesso pedantemente ricca di particolari piccanti – dei processi per adulterio o abusi sessuali più o meno presunti, di cui vi sono ricche testimonianze negli archivi di stato o della S Inquisizione. Nel mondo moderno inoltre, la Medicina ha iniziato ad occuparsi di mallattie seesualmente trasmesse (Sifilide) o di abitudini e costumi sessuali. Nel XVIII secolo è’ stato inventato il preservativo. Sono apparsi i saggi sulla masturbazione che il mondo medico ha ritenuto dannosa per un paio di secoli, diffondendo una saggistica in merito alquanto terrorizzante. Solo alla fine del XIX secolo è comparsa la sessuologia in quanto materia che studia i comportamenti sessuali, riconosciuti finalmente come fondanti al concorso della dignità umana. Poche decine di anni ci separano dai primi studi e dalle prime terapie sperimentali per la EP. Si può dire che la consapevolezza diffusa della EP (e dei disagi eiaculatori e orgasmici in generale) è una acquisizione del mondo contemporaneo e và di pari passo con il riconoscimento del ruolo paritetico della donna nell’ambito della vita sessuale. In precedenza non poteva esservi coscienza del problema, poiché una concezione del rapporto sessuale vissuta tutta al maschile, finalizzata alla necessità di tramandare geni e prestigio e soddisfare il proprio piacere, non ha lasciato spazio alla percezione della EP in quanto “disagio”.

Bibliografia

Stone L. Sexuality - 1987

Jern P. et al - BJUI 2009,105;1698

Anderson P.  Current antropology - 1983

  

 


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