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Protesi del pene nel trattamento della disfunzione erettile PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr Enrico Conti   
Sabato 05 Febbraio 2011 12:05
Protesi del Pene
La terapia delle disfunzione erettile , argomento classico della andrologia, quando non vi è risposta alle cure mediche (farmaci orali e iniezioni intracavernose) è di tipo chirurgico. La terapia chirurgica consiste nell'impiantare all'interno dei due corpi cavernosi del pene dispositivi chiamati "protesi" che consentono una erezione artificiale. La  terapia protesica è ovviamente molto più impegnativa rispetto alle terapie mediche, sia per il sacrifico che comporta sottoporsi ad un intervento chirurgico, sia per gli aspetti economici. Il costo dell’intervento di protesi del pene non è al momento garantito dal SSN in maniera uniforme sul territorio nazionale ed i centri in grado di offrire questo tipo di chirurgia sono pochi. Data la attuale congiuntura economica non è sperabile che l’offerta di chirurgia implantologica aumenti nel prossimo fututro. Per tali ragioni, soltanto un numero limitato di uomini (alcune centinaia) si sottopone annualmente all'impianto di protesi del pene.
Storia
L'idea di introdurre dei corpi rigidi all'interno del pene per curare la disfunzione erettile risale al 1950 circa. La prima protesi commerciale è stata introdotta da Pearman alla fine degli anni 60: si trattava di una protesi alquanto rudimentale costituita da un solo cilindro da inserire all'interno dei corpi cavernosi in posizione centrale, strategia in seguito abbandonata. Le prime protesi idrauliche gonfiabili di concezione moderna furono inventate da Scott nel 1973 ed erano costituite (come oggi) da due cilindri inseriti nei corpi cavernosi ed un sistema idraulico che ne consentiva il gonfiaggio e lo sgonfiaggio. Per i tempi erano decisamente all'avanguardia, ma la tecnologia degli anni 70 non era adeguata per garantirne una buona affidabilità meccanica, pertanto erano soggette a frequenti rotture con conseguente ovvia necessità di reintervento. L'affidabilità meccanica delle protesi gonfiabili è molto migliorata a partire dagli anni 90, permettendone l'affermazione su vasta scala. Contemporaneamente sono state sviuluppate e prodotte protesi più semplici senza meccanismo idraulico, affidabili e poco costose.
Tipologia di protesi del pene
Le protesi del pene si dividono in due tipologie fondamentali: malleabili o semirigide e idrauliche. Nella sezione Gallery c'è un elenco di immagini relative ai tipi di protesi ae agli interventi per protesi del pene.
Le protesi semirigide sono sono le più semplici e le meno costose, essendo costituite di solito da bacchette con anima metallica, rivestita da un polimero siliconico biocompatibile. Queste bacchette si possono curvare facilmente applicando uno sforzo, ma hanno una resistenza al piegamento sufficiente da poter garantire la penetrazione vaginale una volta inserite nel pene. I vantaggi di questo tipo di protesi sono il basso costo, la facilità di inserimento nel pene perchè non vi sono componenti o accessori aggiuntivi. Gli svantaggi sono rappresentati sia dall'ingombro del pene (sempre in erezione) che dalla possibilità che con il tempo si logori la guaina dei corpi cavernosi per il costante stato di stretching cui è sottoposta, con conseguente fuoriuscita della protesi.
Le protesi idrauliche sono costituite invece da cilindri siliconici rivestiti da polipropilene che si possono gonfiare come un pneumatico allo scopo di ottenere l'erezione. Il sistema idraulico di gonfiaggio può essere contenuto in un dispositivo serbatoio-pompa contenuto nel sacco scrotale vicino ai testicoli (protesi bi-componenti), oppure essere più complesso con un serbatoio di liquido da inserire nell'addome ed la pompa separata, inserita nel sacco scrotale (protesi tri-componenti).  Le protesi tricomponenti sono le più performanti e diffuse tra i due tipi. L'erezione si ottiene premendo manualmente la pompa all'interno dello scroto con una manovra piuttosto semplice ma che richiede comunque un minimo di manualità. Dopo aver effettuato il rapporto sessuale, si agisce sulla pompa per sgonfiare la protesi e riportare il pene allo stato di riposo. I vantaggi delle protesi idrauliche riguardano la migliore cosmesi dell'erezione, che appare più simile a quella naturale, il migliore gradimento del paziente. Gli svantaggi sono il maggior impegno chirurgico per l'impianto delle varie componenti (svantaggio relativo in realtà) ed il costo elevato. Fino a qualche anno fa vi era anche un problema di affidabilità meccanica, oggi sostanzialmente risolto.
Quando è indicato un impianto di protesi del pene?
L'indicazione all'intervento di impianto di protesi del pene entra in gioco quando una grave disfunzione erettile non si riesce a curare con la terapia medica. Di solito si tratta di disfunzione erettile cosiddetta "end-stage", ovvero con danni dei corpi cavernosi irreversibili che non possono essere curati altrimenti. Tra i pazienti sottoposti ad impianto protesico vi sono molti operati di prostatectomia radicale per cancro della prostata, pazienti diabetici, pazienti con Induratio Penis Plastica. In percentuale minore ci sono anche pazienti che non sono soddisfatti o non tollerano di dover assumere una terapia medica per avere un rapporto sessuale. L'età dei pazienti non è importante quanto la motivazione a recuperare la potenza sessuale. Ovviamente c'è maggiore richiesta da parte di uomini tra i 50 e 60 anni, ma anche notevolmente più anziani, specialmente se hanno una partner giovane.
Come si può ottenere un impianto protesico?
In quasi tutte le regioni italiane c'è almeno un chirurgo esperto in implantologia protesica. In molte regioni del nord ed in minor misura nel centro e nel sud, è possibile sottoporsi all'intervento in centri pubblici o convenzionati con il SSN. Nella maggior parte degli ospedali si garantisce soltanto l'impianto di protesi malleabili, mentre in alcuni centri l'amministrazione consente l'impianto di protesi idrauliche, sia pure in numero limitato da esigenze di budget. Sempre per ragioni economiche, gli ospedali pubblici  sono generalmente restii a pubblicizzare la attività di implantologia protesica, per cui i potenziali utenti possono avere difficoltà a rivolgersi ai centri di riferimento. A mia conoscenza, inoltre, non è noto l'elenco dei centri di eccellenza per l'implantologia protesica  riconosciuti dalla S.I.A.(come ad esempio il centro di Alba presso il quale opera l'autore).

Affrontiamo un classico argomento di Andrologia: la terapia chirurgica della disfunzione erettile. Quando non vi è una adeguata risposta alle cure mediche (farmaci orali o iniezioni intracavernose) il trattamento della disfunzione erettile è necessariamente di tipo chirurgico. La terapia chirurgica consiste nell'impiantare all'interno dei due corpi cavernosi del pene, attraverso adeguate incisioni, dei dispositivi più o meno complessi che consentono una erezione artificiale, lasciando inalterata la sensibilità dei genitali e la capacità di avere un orgasmo. La  terapia protesica è ovviamente molto più impegnativa rispetto alle terapie mediche, sia per comprensibili ragioni psicologiche, sia per il sacrifico che comporta sottoporsi ad un intervento chirurgico, sia per gli aspetti economici.

Il costo dell’intervento di protesi del pene non è garantito dal SSN in maniera uniforme sul territorio nazionale ed i centri in grado di offrire questo tipo di chirurgia sono pochi. Data la attuale congiuntura economica non è sperabile che l’offerta di chirurgia implantologica aumenti nel prossimo fututro. Per tali ragioni, soltanto un numero limitato di uomini (alcune centinaia) si sottopone annualmente all'impianto di protesi del pene.

Storia

L'idea di introdurre dei corpi rigidi all'interno del pene per curare la disfunzione erettile risale al 1950 circa. La prima protesi commerciale è stata introdotta da Pearman alla fine degli anni 60: si trattava di una protesi alquanto rudimentale costituita da un solo cilindro da inserire all'interno dei corpi cavernosi in posizione centrale, strategia in seguito abbandonata. Le prime protesi idrauliche gonfiabili di concezione moderna furono inventate da Scott nel 1973 ed erano costituite (come oggi) da due cilindri inseriti nei corpi cavernosi ed un sistema idraulico che ne consentiva il gonfiaggio e lo sgonfiaggio. Per i tempi erano decisamente all'avanguardia, ma la tecnologia degli anni 70 non era adeguata per garantirne una buona affidabilità meccanica, pertanto erano soggette a frequenti rotture con conseguente ovvia necessità di reintervento. L'affidabilità meccanica delle protesi gonfiabili è molto migliorata a partire dagli anni 90, permettendone l'affermazione su vasta scala. Contemporaneamente sono state sviuluppate e prodotte protesi più semplici senza meccanismo idraulico, affidabili e poco costose. 

Tipologia di protesi del pene

Le protesi del pene si dividono in due tipologie fondamentali: malleabili o semirigide e idrauliche. Nella sezione Gallery c'è un elenco di immagini relative ai tipi di protesi ae agli interventi per protesi del pene.Le protesi semirigide sono sono le più semplici e le meno costose, essendo costituite di solito da bacchette con anima metallica, rivestita da un polimero siliconico biocompatibile. Queste bacchette si possono curvare facilmente applicando uno sforzo, ma hanno una resistenza al piegamento sufficiente da poter garantire la penetrazione vaginale una volta inserite nel pene. I vantaggi di questo tipo di protesi sono il basso costo, la facilità di inserimento nel pene perchè non vi sono componenti o accessori aggiuntivi. Gli svantaggi sono rappresentati sia dall'ingombro del pene (sempre in erezione) che dalla possibilità che con il tempo si logori la guaina dei corpi cavernosi per il costante stato di stretching cui è sottoposta, con conseguente fuoriuscita della protesi.Le protesi idrauliche sono costituite invece da cilindri siliconici rivestiti da polipropilene che si possono gonfiare come un pneumatico allo scopo di ottenere l'erezione. Il sistema idraulico di gonfiaggio può essere contenuto in un dispositivo serbatoio-pompa contenuto nel sacco scrotale vicino ai testicoli (protesi bi-componenti), oppure essere più complesso con un serbatoio di liquido da inserire nell'addome ed la pompa separata, inserita nel sacco scrotale (protesi tri-componenti).  Le protesi tricomponenti sono le più performanti e diffuse tra i due tipi. L'erezione si ottiene premendo manualmente la pompa all'interno dello scroto con una manovra piuttosto semplice ma che richiede comunque un minimo di manualità. Dopo aver effettuato il rapporto sessuale, si agisce sulla pompa per sgonfiare la protesi e riportare il pene allo stato di riposo. I vantaggi delle protesi idrauliche riguardano la migliore cosmesi dell'erezione, che appare più simile a quella naturale, il migliore gradimento del paziente. Gli svantaggi sono il maggior impegno chirurgico per l'impianto delle varie componenti (svantaggio relativo in realtà) ed il costo elevato. Fino a qualche anno fa vi era anche un problema di affidabilità meccanica, oggi sostanzialmente risolto.

Quando è indicato un impianto di protesi del pene?  

L'indicazione all'intervento di impianto di protesi del pene entra in gioco quando una grave disfunzione erettile non si riesce a curare con la terapia medica. Di solito si tratta di disfunzione erettile cosiddetta "end-stage", ovvero con danni dei corpi cavernosi irreversibili che non possono essere curati altrimenti. Tra i pazienti sottoposti ad impianto protesico vi sono molti operati di prostatectomia radicale per cancro della prostata, pazienti diabetici, pazienti con Induratio Penis Plastica. In percentuale minore ci sono anche pazienti che non sono soddisfatti o non tollerano di dover assumere una terapia medica per avere un rapporto sessuale. L'età dei pazienti non è importante quanto la motivazione a recuperare la potenza sessuale. Ovviamente c'è maggiore richiesta da parte di uomini tra i 50 e 60 anni, ma anche notevolmente più anziani, specialmente se hanno una partner giovane. 

Come si può ottenere un impianto protesico?

In quasi tutte le regioni italiane c'è almeno un chirurgo esperto in implantologia protesica. In molte regioni del nord ed in minor misura nel centro e nel sud, è possibile sottoporsi all'intervento in centri pubblici o convenzionati con il SSN. Nella maggior parte degli ospedali si garantisce soltanto l'impianto di protesi malleabili, mentre in alcuni centri l'amministrazione consente l'impianto di protesi idrauliche, sia pure in numero limitato da esigenze di budget. Sempre per ragioni economiche, gli ospedali pubblici  sono generalmente restii a pubblicizzare la attività di implantologia protesica, per cui i potenziali utenti possono avere difficoltà a rivolgersi ai centri di riferimento. A mia conoscenza, inoltre, non è noto l'elenco dei centri di eccellenza per l'implantologia protesica  riconosciuti dalla S.I.A.(come ad esempio il centro di Alba presso il quale opera l'autore).

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Febbraio 2011 12:07
 


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